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Ecosostenibilità: crocevia fra ambiente, economia, istituzioni e sociale

Si fa un gran parlare di ecosostenibilità al pari di termini quali sviluppo sostenibile. Il riferimento va immediatamente all’ambiente e all’attività promossa dall’uomo in questo ambito.

 

L’ecosostenibilità è volta al sostegno del patrimonio naturale, non accetta la povertà e la decadenza economica.

Lo sviluppo sostenibile si pone al crocevia di quattro diverse tipologia di sostenibilità, tutte ugualmente importanti ed intersecate fra loro: la sostenibilità ambientale, quella economica, istituzionale e la sostenibilità sociale.

 

L’ecosostenibilità ci aiuta a non distruggere l’ambiente in cui viviamo, migliorandolo dal punto di vista naturale ma anche economico e sociale.

A sostegno è necessario che si realizzi un rapporto, diretto e continuativo, fra le risorse di cui dispone il territorio e le necessità economiche e sociali degli abitanti. Il tutto evitando inutili sprechi, che possono assottigliare le riserve delle generazioni future.

 

La nascita del concetto di sostenibilità è legato alla crisi petrolifera degli anni ’70 che, per la prima volta, ci ha messo di fronte alla consapevolezza che le risorse fossili non erano eterne e si stavano inevitabilmente riducendo. Da quel momento la questione energetica ha assunto un valore diverso, divenuto sempre più importante con il passare del tempo.

L’utilizzo di fonti energetiche quali carbone e petrolio non è affatto sostenibile: danneggia la qualità dell’aria, è deleterio per la salute ed è conseguenza diretta del riscaldamento globale del pianeta.

 

La consapevolezza che le minacce costituiscono un serio problema per la Terra, ha fatto si che  molti governi del pianeta decidessero di impegnarsi sottoscrivendo accordi precisi per ridurre le emissioni. Un esempio su tutti è rappresentato dagli accordi di Kyoto del 1998, che ha visto l’Europa impegnarsi a ridurre dell’8% le emissioni di CO2 nel periodo 2008-2012  rispetto ai livelli del 1990.

Ma la sfida è ancora aperta.

Oggi gli occhi sono puntati verso la COP21, la Conferenza Parigi 2015 sul clima, che dovrà segnare

una tappa decisiva nei negoziati del futuro accordo internazionale per il dopo 2020, con l’adozione dei grandi orientamenti, come deciso a Durban. Scopo principale è quello che tutti i paesi, sviluppati e in via di sviluppo, fra cui i maggiori emettitori di gas a effetto serra, si impegnino a sottoscrivere un accordo universale costrittivo sul clima.

 

Lo sviluppo sostenibile necessita di sostanziali mutamenti nei comportamenti individuali e nelle scelte dei decisori politici ed amministrativi. Realtà che operano ai diversi livelli dal più vicino a ciascuno di noi,  ovvero quello territoriale, per passare a quello nazionale ed arrivare a quello internazionale.

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